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MOXACOMBUSTIONE E TECNICHE COMPLEMENTARI

MOXACOMBUSTIONE E TECNICHE COMPLEMENTARI

 

 

 

La moxibustione è un’antica arte che veniva utilizzata in diversi paesi, nelle epoche passate, come in Tibet dove si tagliava la cute, vi si ponevano all’interno delle erbe curative a cui si dava fuoco, cauterizzando la ferita.

Ci sono prove archeologiche che dimostrano che la moxa veniva utilizzata, con l’agopuntura, 10 mila anni fa. Anche i testi classici di Medicina Tradizionale Cinese ne parlano, come il Ling Shu o il So Wen.

La moxibustione diretta è stata sostituita con il tempo con quella indiretta. La cute non è più bruciata direttamente, ma con l’interposizione di sostanze che scaldano. Ad eccezione dei conetti giapponesi di moxa che vengono posizionati direttamente sulla pelle procurando piccole bruciature, per quanto indolori.

L’Artemisia, con cui viene fatta la moxa, è una pianta utilizzata in diversi modi, dal preparato fitoterapico fino alla sua essicazione e alla formazione di lana o sigari che vengono poi bruciati e avvicinati alla cute per portare calore all’interno.

E’ un’erba che ha molte proprietà e se bruciata è piuttosto tonificante. In Italia ne esistono una decina di specie di questa erba perenne che viene raccolta tra luglio e fine agosto e lasciata essiccare. E’ adatta alla tecnica della moxibustione perchè brucia senza fiamma. Si utilizzano sigari o carboncini che liberano le proprietà dell’Artemisia tonificando i punti energetici del ricevente e portando calore. E’ indicata nella stagione fredda. Se si utilizzano i coni, sulla cute viene interposto dell’aglio o dello zenzero che sono alimenti caldi.

Il ricevente sente il calore che entra e appena questo diventa fastidioso, il sigaro viene allontanato. L’operazione viene ripetuta alcune volte, per portare calore all’interno del corpo in modo stabile. E’ molto utile in caso di sinusiti e colpi di freddo. Ma le indicazioni della Moxa sono anche quelle di incrementare la composizione e la circolazione sanguigna, di stimolare le funzioni respiratoria e digestiva, di produrre effetti sul metabolismo corporeo e sui sistemi nervoso, endocrino e immunitario. Inoltre regola il Qi (energia) e tonifica lo Yang, oltre a riscaldare e a dare maggiore resistenza alle malattie.

Tra le tecniche complementari c’è anche il martelletto di pruno, una tecnica indolore ad ago che è molto efficace e che prende il nome da una pianta, il pruno appunto, il cui fiore ha cinque aghetti. Viene utilizzata per masse, come i lipomi o i cordoni cuteanei e sui punti “Luo” per stimolare il collegamento tra canali e una migliore circolazione energetica e sanguigna. Ma può essere usata anche per stimolare l’energia circolante nei canali principali, così come una qualsiasi altra pressione.

 

 

 

La coppettazione, utilizza invece delle coppette di vetro che, svuotate dall’aria, vengono poste sulla pelle del ricevente al fine di trattare la superficie per trattare l’interno.

Le coppette hanno un effetto meccanico, di contatto e sono usate per trattamenti locali, contratture muscolari, affezioni e blocchi da freddo, dolori lombari, mestruali e affezioni reumatiche.

La tecnica del Gua sha agisce invece sulla Wei Qi, ovvero sull’energia difensiva, attraverso sfregamenti della pelle effettuati con un apposito strumento (il Guasha che tradotto vuol dire straccetto).

Lo sfregamento aiuta a combattere il freddo penetrato nel corpo per esempio.

E’ una tecnica indicata per le invasioni di fattori patogeni, per ristagni e blocchi, per gastralgie, dispesie, dolori del rachide, dolori articolari e affezioni reumatiche.